Lo spread incide in modo indiretto sui prodotti finanziari proposti alle PMI dagli istituti di credito.
Ma le aziende possono studiare nuovi modi per spuntare condizioni migliori.
Ma le aziende possono studiare nuovi modi per spuntare condizioni migliori.
Chi non la conosceva, ha dovuto rimediare in fretta. La parola “spread”, indice che quantifica la differenza tra titoli di stato tedeschi e titoli italiani, nonché indice dei malumori che serpeggiano nei mercati e nell’economia europea, è diventata ormai familiare. Anche, e purtroppo, per le Pmi: in teoria, lo spread non ha un’incidenza diretta sul costo dei prestiti concessi dalle banche alle Piccole e medie imprese. Nella realtà, però, spesso gli istituti di credito tendono a “trasferire” le conseguenze dello spread sui costi dei prodotti offerti alla clientela. Le Piccole e medie imprese hanno tuttavia qualche arma per potersi difendere e riesaminare i propri rapporti con gli organi deliberanti il credito.
Spesso le condizioni applicate dalle banche ai finanziamenti dipendono dal costo della raccolta, dal rating dell’azienda e dal margine commerciale riservato alla banca stessa. Ad eccezione del primo punto, le imprese hanno margine per reimpostare gli altri due aspetti e cercare di migliorare le condizioni a lei riservate. Lavorare sul miglioramento del proprio rating è possibile con piccoli accorgimenti – non solo quantitativi ma anche e soprattutto qualitativi – così come sul rapporto intrattenuto con i gestori bancari di riferimento.
La reputazione di un’azienda è un asset fondamentale, e per gli Istituti Finanziari lo è ancora di più: alla base del contratto Banca/Cliente c’è un rapporto di fiducia e aspettative di comportamento etico, ma anche le banche sono cambiate. All’imprenditore quindi non basta più la capacità manageriale dei suoi collaboratori, è indispensabile un fattore aggiuntivo: la capacità di comunicare le informazioni giuste al momento giusto, sotto il profilo quantitativo e qualitativo.
Solo così l’azienda può qualificarsi come soggetto a cui dare fiducia, ed essere piacevolemente sopresa nello scoprire che, col tempo, e con l’aiuto di professionisti da cui farsi affiancare, il rapporto con gli organi cerditizi può diventare soddisfacente e paritario.
Per maggiori informazioni visita il nostro sito
Spesso le condizioni applicate dalle banche ai finanziamenti dipendono dal costo della raccolta, dal rating dell’azienda e dal margine commerciale riservato alla banca stessa. Ad eccezione del primo punto, le imprese hanno margine per reimpostare gli altri due aspetti e cercare di migliorare le condizioni a lei riservate. Lavorare sul miglioramento del proprio rating è possibile con piccoli accorgimenti – non solo quantitativi ma anche e soprattutto qualitativi – così come sul rapporto intrattenuto con i gestori bancari di riferimento.
La reputazione di un’azienda è un asset fondamentale, e per gli Istituti Finanziari lo è ancora di più: alla base del contratto Banca/Cliente c’è un rapporto di fiducia e aspettative di comportamento etico, ma anche le banche sono cambiate. All’imprenditore quindi non basta più la capacità manageriale dei suoi collaboratori, è indispensabile un fattore aggiuntivo: la capacità di comunicare le informazioni giuste al momento giusto, sotto il profilo quantitativo e qualitativo.
Solo così l’azienda può qualificarsi come soggetto a cui dare fiducia, ed essere piacevolemente sopresa nello scoprire che, col tempo, e con l’aiuto di professionisti da cui farsi affiancare, il rapporto con gli organi cerditizi può diventare soddisfacente e paritario.
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